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  • “Caccia vissuta” di Giancarlo Bravaccini

    Salve amici, non so se gia postato altre volte, ma riporto un articolo di G. Bravaccini , trovato in rete, che condivido in pieno.




    Parlare di caccia per me è sempre stato divertente e interessante, perché questa mia passione ha condizionato la mia vita sin da bambino. Attualmente, però, mi sono accorto che le cose sono cambiate: non solo cinofilia e caccia sono completamente scollegate, ma anche tra gli stessi cacciatori si parlano lingue diverse. Infatti, adesso prima di parlare di caccia bisogna chiarire cosa s’ intende “cacciare con il cane da ferma” nel 2000 in Italia. Non chiarendo questo si rischia di parlare senza essere compresi o peggio di essere fraintesi.

    Per semplificare esistono due modi:

    1) Cacciare selvaggina immessa da più o meno tempo, quindi non selvatica, in buona densità, con un comportamento semidomestico, senza nessuna difficoltà di reperimento e tanto meno di risoluzione: in pratica gli uccelli fungono da “ARBRE MAGIQUE” per provocare la ferma del cane che non dovrà possedere particolari doti oltre alla ferma e allo stile.

    2) Cacciare uccelli che non è possibile immettere quindi in numero limitato distribuiti in terreni ampi e impegnativi dove per essere reperiti il cane e il cacciatore dovranno impegnarsi al massimo e quindi verificare quelle doti di passione, tenacia, fondo, intelligenza, naso, che sono indispensabili in questa attività e poi chiaramente anche ferma, guidata, consenso magari anche lo stile di razza.

    Non intendo dire che un cacciatore che pratica un tipo di caccia è migliore o peggiore di un’altro, perché molto spesso non è una libera scelta ma è questione di residenza geografica, di disponibilità di tempo e di denaro, di passione, di cultura e così via, ma è un dato di fatto che tra uno che caccia in un fagianodromo e uno che caccia i galli o le beccacce, le differenze sono abissali, i bisogni cinofili sono diversi e quindi i loro cani avranno caratteristiche completamente diverse.

    Questo non vuol dire che tutti devono andare a galli o a beccacce, per fortuna non siamo tutti uguali, non abbiamo lo stesso grado di passione, lo stesso tempo, la stessa voglia di camminare e poi è capitato a tutti di cacciare la selvaggina immessa anche solo per allenare il cucciolone, però se parliamo di selezione cinofila legata alla caccia, perciò di prove specialistiche, bisogna aver chiaro il concetto che un cane che galoppa in stile e ferma in stile un animale immesso, potrà contribuire solo in minima parte alla selezione di questo famoso cane da caccia da tutti sognato, perché sono state verificate solo alcune delle doti richieste e tra l’ altro le meno importanti.

    Per tornare al discorso della caccia vissuta o cacciata, lasciando un attimo da parte la selezione cinofila, per me il fascino della caccia rappresenta l’incertezza della cattura, la lotta, anche se impari, tra il cacciatore-cane e la selvaggina; il fatto di saper dall’inizio come andrà a finire toglie tutto il piacere. Per paragonare queste sensazioni all’ immaginario collettivo maschile, visto che parliamo di passioni forti, andare a caccia in un fagianodromo è come fare sesso a pagamento: si sa già come andrà a finire, tutti con qualsiasi cane potranno avere il proprio “orgasmo” .

    Cacciando invece selvaggina vera, se la si riuscirà a conquistare si avrà la soddisfazione di pensare che solo grazie all’abilità di se stessi e a quella del cane si è riusciti a “possederla”.

    Mi perdonino le signore per l’esempio un po’ troppo maschilista, ma al giorno d’oggi si può tranquillamente rovesciare questo esempio.

    Altra osservazione che deriva dalle molte ore che passo con i cani nel bosco o in montagna (con il fucile o senza) è la differenza tra un buon cane e un ottimo cane da caccia, vale a dire quella capacità del cane stesso di continuare a cercare anche in assenza di stimoli esterni. Mi spiego meglio: una buona densità di uccelli (che permette un incontro ogni mezz’ ora) oppure un terreno disseminato di “fatte” di beccaccia (anche dei giorni precedenti) dà quella carica al cane che gli permette di tenere a lungo; è come se “sniffasse continuamente cocaina”, quindi anche un cane mediocre apparirebbe di gran fondo e tenacia. Ho toccato con mano questa esperienza portando cani in Crimea o in Sicilia, illudendomi di aver trovato il “mostro”, poi al ritorno nelle mie zone di caccia, dove la pagnotta è molto più dura, mi rendevo conto che, facendoli girare in terreni dove la beccaccia non aveva messo piede da giorni, il comportamento era totalmente diverso. Non è un caso che nelle zone ricche di selvaggina, non vengono fuori grandi cani, o meglio, cani con quella grinta che gli permette di cercare con la stessa determinazione per sei o sette ore al giorno, anche in assenza di emanazione. Un modo per misurare la densità di beccacce sul terreno è l’indice cinegetico di abbondanza (I.C.A.), che sarebbe il numero di beccacce diverse alzate da un cacciatore in tre ore e mezzo di caccia. Or bene l’I.C.A. del cacciatore medio di beccacce in Italia è attorno allo 0,5, ovvero un incontro ogni sette ore di caccia. Va quindi da sé che il cane che fa la differenza sarà quello che riuscirà a cacciare per tutto quel tempo mantenendo inalterate tutte le sue qualità. Secondo la mia esperienza questa è la dote più rara nelle linee di sangue attuali.

    Molti cani trattano bene la beccaccia, ma il fuoriclasse è quello che trova l’unico uccello presente in quel bosco anche alle tre del pomeriggio. Questo plus valore che distingue i grandi cani da quelli bravi, ha una doppia funzione: oltre a portare all’incontro, dà benzina e morale alle gambe del cacciatore che asseconderà con piacere questa voglia di soffrire del suo ausiliare, poiché, come dicevo, a caccia in Italia oggi, la cosa più difficile è reperire la selvaggina (poi, naturalmente, “trattarla” bene). Questo perché anche in prova “bisogna incontrare”per andare in classifica, solo con le magnifiche prestazioni e i richiami non si va da nessuna parte. Nella selezione cinotecnica, un cane che possiede anche questa caratteristica, per me vale oro. E’ per questo che quando valuto un cane per un accoppiamento , tengo molto in considerazione, oltre alle qualità del cane stesso, anche le caratteristiche del proprietario (che tipo di caccia pratica, e soprattutto per quante ore la pratica), perché quel “plus valore” che dicevo prima, sempre più raro nei cani da prove, almeno può essere in parte verificato.

    Sicuramente nei furgoni dei dresseur ci saranno tanti cani che nelle mani giuste diventerebbero ottimi cacciatori, ma manca la verifica della caccia e non si può dar per scontato che dove c’ è la qualità (intesa come stile di razza) c’ è tutto, anzi spesso è vero il contrario: alcuni cani che nel turno appaiono senza difetti stilistici, se portati a caccia per alcune ore diventano inguardabili come, e se non peggio, dei cosiddetti cani da caccia.

    Sempre dalla mia esperienza personale posso affermare che alcune caratteristiche si possono apprendere con l’allenamento e le abitudini, ma la maggior parte sono ereditarie (passione, intelligenza, olfatto), quindi non è vero che tutti i cani se abituati cacciano 5-6 ore per diversi giorni, quindi non conta fargli vedere la selvaggina in abbondanza e alimentarlo bene, ci vogliono quelle doti intrinseche che la selezione ci permette di mantenere.

    Le doti venatorie, quindi, devono essere alla base di tutto, poi migliorare sempre più lo stile, il processo inverso è pericoloso perché una volta smarrite le doti venatorie all’interno di una razza è difficile reintrodurle. Dal momento che la nostra selezione è improntata sulle prove di lavoro, saranno determinanti i criteri di valutazione e di giudizio, in modo da dare l’input giusto agli allevatori e a tutti i cacciatori che avranno il coraggio (mi sembra il termine giusto) di presentare il proprio cane.

    Per questo è pressante il bisogno che i giudici abbiano un criterio comune di valutazione soprattutto sulle prove di caccia. Laverak diceva che le prove non erano altro che la finzione della caccia (vorrei far notare che parla di finzione e non di simulazione) se poi abbiamo a disposizione selvaggina non autentica e giudizi non omogenei, la prova diventa una finzione della finzione della caccia, quindi abbreviando diventerebbe una FARSA.

  • #2
    Quoto interamente l'articolo del dr. Bravaccini.
    Ho amici che cacciano, beati loro, spesso all'estero. Lo fanno alla ricerca di galli e cotorni con cani che laggiù sembrano fenomeni e quaggiù (io caccio sui monti torinesi tipica e beccacce) tornano ad essere dei "mediocri quadrupedi".
    In quest'annata, da noi particolarmente difficile per la migratoria, ho cacciato con alcuni cani che, proprio come sostiene Bravaccini, sono stati in grado di fermare cotorni impossibili, galli diffidenti o anche reperire l'unica beccaccia della zona.
    La mia setterina proviene da quel tipo di cane; promette bene e anch'io, pur senza l'esperienza di Bravaccini, adesso che l'ho fatta coprire ho scelto di continuare (e magari valorizzare) le scelte di chi mi ha preceduto.
    Io voglio un cane da caccia, un buon cane che mi consenta di trovare quella poca e difficile autentica selvaggina che ancora si può trovare.
    Che poi la selezione e il miglioramento della razza impongano criteri valutativi estremi, legati a prove di pochi minuti su selvaggina immessa, è abbastanza scontato, e nemmeno si potrebbe fare diversamente.
    Credere però che quello sia l'unico fuoriclasse del panorama canino potrebbe essere sbagliato e fuorviante: sarebbe come pensare che il centravanti fortissimo in allenamento poi, in partita, realizzerà sempre il gol!

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    • #3
      Quando ebbi per le mani il mio ausiliare attuale, Nencini's Gufo, lessi sul pedigree il nome del padre, tale NENCINI'S BOY.
      Telefonai allora all'allevatore ( con il quale non avevo mai avuto contatti, perché il cane mi fu ceduto da un privato a quattordici mesi ) e gli domandai se il BOY di cui al certificato fosse il BOY l°, CAMPIONE DI SPAGNA. Mi rispose di no, il padre era infatti tale BOY 2°. Chiesi allora quali titoli potesse vantare quest'ultimo. Nencini mi rispose che il padre del mio ausiliare aveva conseguito la sua laurea in montagna, dove al suo padrone stava facendo vivere giornate memorabili a beccacce, coturnici e galli. Tenacia, sprezzo della fatica e senso del selvatico in abbondanza, il tutto abbinato a morfologia e stile di razza impeccabili, mi disse. Ringraziai il mio interlocutore e riagganciai soddisfatto: il mio cane aveva nel sangue i soli titoli ai quali aspiro: l'essere autentico CANE DA CACCIA.
      In seguito, ebbi fortunatamente modo di verificare che i geni si erano trasmessi in buona parte di padre in figlio.
      In passato, mi ricordo di essermi rivolto ad allevatori di grande fama e perpetuamente presenti sulle riviste specializzate, con linee di sangue derivanti da pluridecorati "campioni". I risultati furono assai deludenti. Poi, con gli anni e l'esperienza ho compreso: quei titolatissimi stalloni avevano conseguito i loro allori in contesti "artificiali", su selvaggina "artificiale" e soprattutto esprimendo le loro doti in turni di QUINDICI MINUTI o poco più...
      E allora dico: splendido il Dott. Bravaccini che senza peli sulla lingua e "accattivandosi" qualche antipatia, spazza via l'aura di presuntuosa superiorità di alcuni personaggi che vorrebbero fregiarsi del titolo di "tesorieri della razza", che assegna, come si evince in sottinteso, a tutti i cacciatori che, tra mille sacrifici, ogni giorno accudiscono e allenano i propri ausiliari, ergendoli al rango di "famigliari"

      Un cordiale saluto a tutti.

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      • #4
        vi quoto entrambi e questo è il motivo per cui credo che un cacciatore, prima di tutto, debba portare il cane a caccia e valutarne le qualità da voi enunciate e poi, se ha anche doti stilistiche appropriate, avvicinarsi alle prove vere, quella di montagna o su beccacce o beccaccini o ancora su pernici sarde, dove d'hoc non sono le zone ma i selvatici!

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        • #5
          Dice Bravaccini la maggior parte delle caratteristiche di un cane sono ereditarie, vedi passione intellingenza fondo olfatto.Allora mi chiedo ma questi grandi cani siete sicuri che tutti li riescono a capire? Proprio questa mattina purtroppo me ne sono reso conto ancora una volta. Alcuni figli di un mio "grande cane" ed anche grande come riproduttore, si sono dovuti (arrendere) al giudizio di alcune persone incontrate per caso in montagna. Con un fare canzonatorio esclamavano: e si ma quanto spari con quei cani!...... ecc. ecc..
          Grandi cani, grandi cacciatori.Cani mediocri, cacciatori mediocri.

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          • #6
            Straquoto quanto a scritto il dott. Bravaccini,che come sempre dimostra di avere competenza in materia di caccia e cani da caccia (quella vera).Ora io mi domando,ma allora noi poveri mortali a chi dobbiamo affidarci per trovare un cane con quelle doti di fondo (cioè cacciare per ore senza incontrare nemmeno pasture vecchie) se nelle gare i turni durano poco più di un quarto d'ora e sono svolte in zone inpregnate di "fiati"(zone di ripopolamento,oasi,ecc).Bisognerebbe fare delle prove della durata di un'ora come minimo,in zone con presenza giusta di selvaggina,non troppa,in modo che assomigliasse a una giornata di caccia vera. Capisco che per motivi logistici è una cosa impossibile,però a quella maniera si vedrebbe il vero cane cacciatore quello che sa soffrire davvero prima di arrivare all'incontro.

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            • #7
              Forse non ci siamo capiti.LA mia cagna una......... non è una specialista a beccacce perche ancora non la ci porto "causa cucciolata"(ha 20 mesi) ma provate a venirmi a trovare nel mese di luglio con 37/38 gradi nelle stoppie e vi farà vedere con i vostri occhi come si incollano le quaglie selvatiche a terra con una minima emanazione e non con le galline di riserva che le annuso anche io a 50 metri.Mi è venuto a trovare qualcuno e ha potuto constatare che i cani suoi non avvertivano perchè non abituati (a dir suo).Quindi la genetica non è matematica,ne sono consapevole,però gli scarti dovrebbero essere minimi. Ritornando alla discussione io non ho detto che le genealogie non contano,ANZI, ma ho voluto ribadire che i buoni cani riproduttori sono di buona genetica ma devono avere le caratteristiche nella caccia cacciata non nei biliardi per 10 minuti altrimenti chi ci assicura che quel cane ha FONDO,INTELLIGENZA,PASSIONE,SENSO DEL SELVATICO, ECC.ECC... Provate a farci caso i grandi cani da caccia hanno una buona genetica ma sono figli di cani che vanno a caccia.Saluti a tutti.


              Discussione: Dianella-radent.-francin-crocedom.ecc... 20 aprile 2010 post.211. Non mi chiamo Bravaccini (e non sono famoso come lui) ma penso di aver capito bene come stanno certe cose e come si fanno!! All'epoca molti di VOI si misero a ridere su questa osservazione.MEDITATE gente MEDITATE.

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              • #8
                Ciò che afferma Bravaccini per me è sacro, come l'Ave Maria, sono d'accodissimo con voi amici miei.... meditate gente!

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                • #9
                  Bravaccini, va lodato per quello che scrive.
                  Mi inchino a lui per quanto è riuscito a sintetizzare.
                  Complimenti

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                  • #10
                    Ragazzi e' il solito discorso dove cacciatori ed allevatori il piu' delle volte sono in disaccordo. Certamente un gran cane che vanta molti titoli in varie prove trasmettera' buon sangue ai suoi discendenti nessuno lo puo' negare . Cosa che molti invece negano o si rifiutano di ammettere e' che anche un buon cane da caccia possa produrre una discendenza invidiabile. Il cane titolato ha ottenuto titoli si perche' se li ha meritati ma soprattutto perche' ha partecipato alle prove , quanti ottimi cani da caccia non hanno mai partecipato a prove ? Secondo me molti di piu' di quelli che le praticano e quindi bisogna riflettere bene , abbiamo un patrimonio immenso da sfruttare che invece il piu' delle volte rimane nell'ombra. I veri cani da caccia e in giro ce ne sono di stratosferici secondo il mio parere non sono conosciuti o conosciuti solo localmente da chi li puo' ammirare a caccia ma possiedono un patrimonio che sarebbe un peccato perdere a volte superiore ai piu' titolati. Non hanno titoli e il loro nome non e' conosciuto ma non saprei se scontrandosi con campioni chi darebbe filo da torcere all'altro . Il nome o l'immegine non e' tutto la realta' e' un'altra , il sangue scorre nelle vene di ogni cane , la genetica pure addirittura anche se non ha un pedigree . Meditiamo quindi e non fossilizziamoci solo su campioni , anche loro a volte sono stati creati da ignoti e' solo che a differenza di loro hanno avuto modo di esprimersi ed essere valutati. Poi sicuramente e giustamente chi lo fa per lavoro dira' il contrario , lo capisco benissimo devono vivere con quello.

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